Amundi ha chiuso il 2025 con risultati in forte crescita, registrando afflussi netti record pari a 88 miliardi di euro e un aumento del 6% dell’utile ante imposte rettificato, salito a 1,86 miliardi di euro. I risultati accompagnano il lancio del nuovo piano strategico del gruppo, che fissa obiettivi di sviluppo fino al 2028.
Il maggiore gestore patrimoniale europeo ha raggiunto a fine dicembre un patrimonio gestito senza precedenti di 2,38 trilioni di euro, in aumento del 6,2% rispetto all’anno precedente.
Contestualmente, Amundi ha annunciato un programma di riacquisto di azioni proprie per un valore complessivo di 500 milioni di euro e la proposta di un dividendo pari a 4,25 euro per azione, che sarà sottoposta all’approvazione degli azionisti nell’assemblea prevista per il 2 giugno.
Nel dettaglio, gli afflussi netti annui si sono attestati a 87,6 miliardi di euro. La gestione passiva ha contribuito per 75,6 miliardi, mentre quella attiva ha raccolto 13,2 miliardi. I fondi ETF hanno registrato flussi positivi per 46,5 miliardi di euro, con un quarto trimestre particolarmente forte, chiuso con afflussi record di 18,1 miliardi.
Secondo l’amministratore delegato Valérie Baudson, il 2025 segna l’avvio positivo del piano strategico “Invest for the Future”, grazie a flussi ben distribuiti tra clientela, competenze e aree geografiche.
I ricavi netti rettificati pro forma sono cresciuti del 5,8%, raggiungendo 3,42 miliardi di euro. Le commissioni di gestione sono aumentate del 4,2% a 3,05 miliardi, mentre le commissioni di performance hanno registrato un balzo del 22,6%, attestandosi a 173 milioni. Forte crescita anche per il comparto tecnologico, con ricavi in aumento del 44,8% a 116 milioni di euro, sostenuti dall’acquisizione di dieci nuovi clienti.
Le spese operative sono salite a 1,78 miliardi di euro (+6,2%), con un rapporto costi/ricavi del 52,1%, in lieve aumento su base annua. Il gruppo ha comunque confermato un livello di efficienza operativa tra i più elevati del settore, continuando a investire nelle aree considerate strategiche per la crescita futura.
Dal punto di vista geografico, l’Asia ha generato il 40% degli afflussi netti del gruppo, pari a 32,6 miliardi di euro. L’Europa settentrionale ha contribuito con 40 miliardi, grazie soprattutto a Regno Unito e Germania. La distribuzione digitale ha apportato 10 miliardi di euro, rappresentando circa metà dei flussi retail.
Il segmento istituzionale ha raccolto 47,7 miliardi di euro, inclusi 15,9 miliardi legati a contratti vita in euro per compagnie assicurative. Il retail ha registrato afflussi per 21,7 miliardi, mentre le joint venture hanno contribuito per 19,5 miliardi.
Nel quarto trimestre, l’utile ante imposte rettificato ha raggiunto 519 milioni di euro, in crescita del 12,3% su base annua, con afflussi netti pari a 20,9 miliardi. L’utile netto rettificato dell’intero esercizio si è attestato a 1,35 miliardi di euro, mentre l’utile netto contabile ha raggiunto 1,59 miliardi, includendo componenti straordinarie.
Nel corso dell’anno, Amundi ha inoltre ottenuto il mandato per la gestione di un terzo del nuovo sistema pensionistico irlandese a iscrizione automatica e ha avviato una partnership con il gruppo londinese ICG, costruendo una partecipazione del 9,9% nel gestore di asset privati.